MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi

La Globalità dei Linguaggi (GdL) è una disciplina formativa nella comunicazione ed espressione, ideata dalla professoressa Stefania Guerra Lisi, che si centra sulla comunicazione ed espressione la cui finalità è quella di educazione, animazione, riabilitazione, ricerca e terapia.

La GdL, in quanto disciplina, rappresenta una materia di studio ed un campo dello scibile; in quanto disciplina formativa della persona, comporta anche l’essere in un certo modo, con una certa identità. Potrei aggiungere che ridà l’identità a chi l’ha persa. Infine, la GdL, in quanto formazione professionale, ha delle finalità operative che comprendono un Saper Fare come abilità operativa, competenza tecnica e competenza pedagogica.

Oggetto specifico della disciplina GdL sono la comunicazione e l’espressione degli, e tra, gli esseri umani: questo comporta grande apertura e disponibilità a tutte le possibilità comunicative ed espressive, verbali o non verbali, senza previe esclusioni.

La GdL propone e stimola le persone con le quali lavora a trovare quanto più possibile mezzi, linguaggi, strumenti, e partire dall’umanità che ci si pone dinnanzi, a cominciare da quelli più fondamentali, comuni ed efficaci per la comunicazione umana – in particolare i linguaggi del corpo.

In questo senso la GdL è una semiotica antropologica, bio-fisio-psicologica, e sociale, oltre che una disciplina educativa o terapeutica. Come ogni disciplina propriamente tale ha un suo paradigma.

Sono molti anni ormai che lavoro sulla crescita personale. Ho fatto molti corsi in una profonda ricerca di ritrovare me stessa. Anni fa, mi sono incontrata con “Il Viaggio dell’Eroe”, e questo fatto ha cambiato completamente la mia vita.

quote left solidIl viaggio dell’eroe è fondamentalmente interiore, un viaggio verso profondità in cui oscure resistenze vengono vinte e resuscitano poteri a lungo dimenticati per essere messi a disposizione della trasfigurazione del mondo…
Il periglioso viaggio non ha come scopo la conquista ma la riconquista, non la scoperta, ma la riscoperta.
L’eroe è simbolo di quell’immagine divina e redentrice che è nascosta dentro ognuno di noi e che aspetta solo di essere trovata e riportata in vita”
(Joseph Campbell – 1953)quote right solid

Che cos’è il viaggio dell’eroe?

Un mito o archetipo che racconta di un eroe che affronta pericoli di ogni tipo per ottenere la conquista, o più spesso la riconquista, di una situazione ideale, per trasformare ciò che era ombra, in luce.

Il viaggio dell’eroe è sempre il passaggio da un mondo all’altro. La fatica dell’attraversamento, con la sopportazione del peso della vita come prova psicofisica di ingresso alla stessa, è la parte centrale di tutti i racconti, viaggi, che iniziano con un distacco dell’Eroe.

L’identificazione con l’animale è fondamentale nello yoga sciamanico, perché risveglia in noi ricordi che sono doti, talenti e capacità. Le sequenze fluide, grazie all’identificazione con lo spirito animale, possono risvegliare ciò che dorme o è assopito dentro di noi.

L’identificazione con lo spirito animale è anche il modo migliore per sviluppare il linguaggio dell’invisibile, degli spiriti e delle idee, che altro non è che il linguaggio dell’anima.

Eroe

Il protagonista si trova a dover risolvere problemi più grandi di lui (come alla nascita non può esimere o mandare un altro), mettendo in gioco la sua stessa vita, misurando al massimo le sue capacità di sopravvivenza, in un viaggio che è un susseguirsi continuo di pericoli e provocazioni, teso a raggiungere la fine dell’impresa, sempre in prima persona, perché l’eroe non ha controfigura.

A monte c’è il concetto di possedere anziché essere posseduti, cioè scegliere se essere vittime o eroi, in un viaggio che lo mette continuamente alla prova, attraverso una serie di pericoli.

L’eroe non è una figura arcaica del periodo patriarcale né un’immagine strettamente maschile; si tratta di un aspetto della natura umana, l’aspetto che sente il richiamo del sé profondo e vi risponde.

L’eroe rappresenta il potenziale di seguire l’impulso verso qualcosa di migliore, il potenziale insito in ogni essere umano.

Da qualsiasi direzione arrivi, il richiamo penetra profondamente nel sé, e lì rimane fino a quando viene personificato dall’eroe oppure soppresso dalla vita di tutti i giorni.

Il richiamo fa scattare il primo livello di resistenza: la vita quotidiana concorre a creare e mantenere lo status quo, per esempio il proprio lavoro, la propria casa, le proprie responsabilità, il proprio modo di stabilire le relazioni con le altre persone. L’eroe deve riconoscere queste resistenze e confrontarsi con esse prima di poter cominciare il viaggio. Nel procedimento del Viaggio dell’eroe, scopriamo la natura del nostro richiamo attraverso gli esercizi della Terra d’Origine.

Man mano che l’eroe procede per la sua strada appaiono degli aiutanti, persone che lo incoraggiano, guide o amici che segnalano i punti pericolosi. Uno spirito guida dona all’eroe uno strumento di potere da usare nelle battaglie che dovranno essere combattute e nelle prove che dovranno essere superate. Durante il viaggio sceglieremo il nostro spirito guida e scopriremo il nostro strumento di potere.

Seminario sul viaggio dell’eroe attraverso le fiabe

“C’era una volta…”

Come mai tutte le fiabe cominciano con queste parole arcane?

Sono parole in codice (infatti, si ripetono invariate all’inizio di ogni storia antica) e stanno a significare un avvertimento dato al lettore o all’ascoltatore.

“Attento, che tu ti avvii su questo sentiero di conoscenza, sappi che con queste parole stiamo parlando di un tempo/non tempo, un tempo sospeso tra i tempi, un tempo in cui sempre ci ritroviamo e sempre ci ritroveremo: il tempo dell’anima”.

Infatti, le parole “una volta” hanno un doppio significato: da una parte esse significano “tutte le volte” cioè “sempre”, e dall’altra indicano una sola specifica volta, quell’unica volta in cui un’anima si incarna, in quello specifico giorno di quel mese e di quell’anno.

Stanno, dunque, a indicare il momento esatto in cui “quella volta” comincia la nostra avventura terrena, la volta in cui nasciamo e dobbiamo imparare la lezione più difficile, quella di riuscire a vivere “felici e contenti”.

La nostra nascita biologica è il tempo del mutamento radicale, che cambia la posizione dell’anima facendola entrare nell’incarnazione, questo cambiamento, il più grande che mai conosceremo, pari solo al cambiamento contrario, cioè la morte, inserisce l’anima nel “finito”, facendole conoscere l’unica cosa di cui non potrà mai avere conoscenza senza l’incarnazione: il limite.

L’anima passa delle dimensioni del tempo eterno, al tempo contingente e finito. Eppure, la nostra anima non cancella mai totalmente il ricordo dell’eternità a cui appartiene, né dimentica il senso di beatitudine di quella eternità passata e continua, con maggiore o minore consapevolezza, a ricercarla per tutta la vita terrena.

Il disaggio, la confusione, il malessere oscuro che molti individui lamentano in questa vita, ha origine e ragione di essere in quel ricordo trasparente e vago di totale benessere in cui l’anima era immersa prima di “quella volta”. Ecco perché spesso, quando il mal di vivere è molto intenso, non funziona nessuno dei palliativi che la comune medicina mette a disposizione oggigiorno: pillole, droghe, sedute psicanalitiche. Niente di tutto questo può davvero curare un’anima sensibile e piena di nostalgia per quel tempo.

Solo un percorso di Iniziazione profonda può farlo, ma ormai di queste antiche, anzi, antichissime conoscenze ben pochi individui posseggono la chiave.

Quest'anno si lavora con la  fiaba: di  Alice nel paese delle meraviglie.

Date & Orari

Sabato 13 e Domenica 14 settembre 2025

10:00-18:00

Barbabuc – Val Angrogna